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Calmare il pianto del bambino: è davvero necessario?

Scritto Da Silvia

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Una delle missioni più sentite dalle mamme è quella di calmare il pianto del bambino.

Alzi la mano chi ama sentire piangere un bambino. Non vedo mani alzate. La risposta di tutti gli adulti all’insorgere di urla e lacrime è quella di calmare il pianto del bambino. Sebbene sia giusto avvicinarci al bimbo, consolarlo e fargli sapere che siamo lì per aiutarlo, calmare il suo pianto non dovrebbe essere il nostro obiettivo. In questo articolo ti spiego perché non bisogna calmare il pianto del bambino, come mai ci viene così istintivo farlo e cosa è invece più produttivo per aiutare i nostri piccoli a superare capricci, delusioni ed emozioni forti. Come sempre hai a disposizione l’episodio del podcast, per ascoltare questo argomento mentre ti occupi di altro.

Qual è lo scopo del pianto?

Il pianto è comunicazione

Alla nascita, il pianto è l’unico mezzo che il neonato ha per comunicare con il mondo esterno. Il suo pianto, più o meno disperato, è in grado di comunicare quando ha fame, quando ha sonno, quando ha il pannolino sporco. Tramite il pianto il bambino più grande comunica di essersi fatto male, o di non star bene a livello emotivo o relazionale. Il pianto è dunque espressione di qualcosa che il bambino prova internamente, che non sa ancora comunicare tramite un linguaggio verbale o non verbale, che non sia il pianto.

Che fastidio il pianto dei bambini! - calmare il pianto del bambino

Il pianto rilascia stress

La prima volta che ho sentito questa frase mi sono stupita: il pianto rilascia stress, tensione ed energia. Ripensandoci, ha senso. Anche noi adulti quando capita che siamo molto stressati, scoppiamo in un pianto liberatorio, e come dice quest’articolo “piangere è balsamo per l’anima (contro lo stress)” . Però per i bambini non l’avevo mai considerata una cosa valida. Eppure anche i bambini provano stress, disagio e tensione e a volte il pianto è l’unico modo per liberarsene. Interessante, no?

Il pianto attira l’attenzione

Ora, immagina se tuo figlio non piangesse mai. Se il neonato non avesse lo strumento del pianto, come potremmo mai sapere che ha bisogno di aiuto? Non saremmo in grado di rispondere ai suoi bisogni con prontezza e rapidità, perché non ci arriverebbe il segnale di “ho bisogno di aiuto”.

Perché vogliamo calmare il pianto del bambino?

Cosa facciamo di solito quando un bambino piange?

Il pianto dunque, svolge un ruolo fondamentale. Non solo nel neonato, ma anche nel bambino in età prescolare e nei bambini più grandi. Eppure, nonostante questa funzione vitale, la prima risposta che l’adulto ha quando il bambino si è fatto male o esprime un altro tipo di bisogno tramite il pianto è: calmare il pianto del bambino.

Sin dalla nascita, siamo abituati a fare “shhh” a un neonato. Nella nostra mente, il neonato non dovrebbe piangere mai. Un bambino che si fa male, o che è triste perché deve salutare i cuginetti e tornare a casa, o che litiga con il fratellino, non deve piangere! Che aspettativa irrealistica che abbiamo!

mio figlio non smette di piangere - come calmare il pianto del bambino

Il pianto suscita in noi adulti disagio

Il motivo per cui rispondiamo con tanto fastidio, agitazione o rabbia al pianto del bambino dipende in realtà dalle credenze e convinzioni con cui siamo cresciuti e che ci sono state tramandate. Abbiamo imparato fin da piccoli che piangere è sbagliato, è da femminucce, lo fanno i bambini piccoli. Ci è stato detto che “non si piange in pubblico”, “non lo vedi che tu stanno guardando tutti!”, “che vergogna”. Ancora di più se i figli non sono nostri, il pianto ci infastidisce, ci irrita, lo troviamo spesso irrazionale e inutile. Disturba la nostra quiete mentale, ci distrae dai nostri obiettivi o dalle cose da fare.

E se piangere fosse esattamente quello che il bambino deve fare?

Se in quel momento l’unica forma di espressione a disposizione del bambino è il pianto, dovrebbe forse smettere di comunicare? Il pianto manifesta esteriormente quello che il bambino attraversa dentro. Piangendo, il bambino risponde alle sensazioni ed emozioni che prova dentro, alle quali non sa ancora dare un significato.

Possiamo quindi affermare che il bambino che sente di piangere, sta facendo esattamente quello che deve fare! Calmare il pianto del bambino non è solo inutile, ma trasmette al piccolo un messaggio: non puoi esprimere quello che provi, non mi piace sentire che hai un bisogno, non voglio farmi vedere insieme a te quando il tuo corpo ha queste reazioni.

sano legame di attaccamento - calmare il pianto del bambino

Cosa fare invece di calmare il pianto del bambino?

Capire che il pianto non è sbagliato o negativo

Invece di entrare nel panico non appena lacrime e urla iniziano a farsi spazio nel bambino, dobbiamo capire che piangere fa bene. Piangere è una risposta fisiologica a un bisogno, un’emozione, un dolore, una situazione che turba il bambino. Dobbiamo smettere di etichettare questa espressione esteriore di uno stato interiore come negativa o sbagliata.

Esserci

Il bambino ha bisogno di sapere che ci sei, che lo vedi, che lo accogli. Ha bisogno di sapere che quando ha bisogno, può contare su di te. Nel libro di Dan Siegel e Tina Bryson intitolato Esserci, gli autori approfondiscono il tema dell’attaccamento. E spiegano come un bambino per crescere con un sano legame di attaccamento debba sentirsi protetto, debba essere visto, consolato e tenuto al sicuro. Da nessuna parte nel libro si dice che il pianto del bambino deve essere interrotto, fermato, zittito. Consolare significa confortare, aiutare a superare le difficoltà.

Accompagnare il bambino alla serenità

Una volta che siamo presenti, che ci siamo, che sappiamo che il nostro compito non è calmare il pianto del bambino, ma rispondere ai suoi bisogno con prontezza, ma lasciare anche che l’onda emotiva faccia il suo corso, possiamo accompagnare il bambino alla serenità.

Nuova missione quando il bimbo piange

Allora, se abbandoniamo la missione di calmare il pianto del bambino, prendiamoci invece la briga di accettare le sue emozioni, essere presenti nel momento difficile che il bimbo sta attraversando e accompagnarlo alla serenità.

Ciao! Sono Silvia,
palermitana trapiantata in America, imprenditrice, moglie e mamma di 3 bambini. Appassionata di podcast e crescita personale, ho trovato il respectful parenting, una filosofia che ha rivoluzionato la nostra famiglia, dando a me e mio marito la possibilità di vivere la maternità e la paternità in modo sereno e rispettoso.

Ho fondato il progetto Mamma Superhero per condividere con te risorse, strategie e strumenti indispensabili per creare in casa tua un’atmosfera che promuove la crescita fisica, mentale ed emotiva del tuo bambino.
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