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Intrattenere un neonato: è davvero necessario?

Scritto Da Silvia

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Bisogna intrattenere un neonato?

Le vere necessità di un neonato

È naturale che una mamma si chieda come intrattenere un neonato.
Perché subito dopo la nascita, il bebè dorme tanto! Ma con il passare delle settimane, i tempi di veglia iniziano ad allungarsi. Ed è lì che ci chiediamo quale sia il nostro compito. Intrattenerlo o lasciarlo stare?

Se seguiamo una linea educativa tradizionale, probabilmente inizieremo a cercare le giostrine luminose per la culla, scegliendo magari quelle con effetti sonori e ninne-nanne. Ma la realtà è che tuo figlio di pochi mesi non ha bisogno di essere intrattenuto!

Ti spiego perché nell’episodio 54 del mio podcast. Oppure continua a leggere per scoprire l’alternativa da seguire, sin dai primi mesi!


Perché non dovresti intrattenere un neonato

Un neonato si annoia?

Dopo diverse ricerche, sono arrivata alla conclusione che il problema della noia è in noi adulti. Siamo noi che ci annoiamo nel vedere un neonato sveglio e fermo nella culla.

Così pensiamo che sia giusto intervenire e intrattenerlo in diversi modi. Ma stiamo creando un problema che in realtà non esiste.

Se ti stai ponendo la domanda di intrattenere o meno tuo figlio, significa che stai pensando che lui si stia annoiando. Ma in realtà siamo fuori strada. E ora ti spiegherò perché un bebé non può annoiarsi mai!

Ciao, mi chiamo Silvia!
Italiana trapiantata in America e mamma
di 3 bambini

Ho scoperto come
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L’intrattenimento naturale

Prima di nascere, il neonato si trovava dentro la pancia della mamma. Al buio. Senza altri esseri umani (tranne nel caso di una gravidanza gemellare).

Una volta nato, viene subito circondato da un’infinità di luci, colori, odori, suoni, voci. E da quel momento in poi, ogni cosa è completamente nuova: il suo mondo è cambiato! E in questo nuovo mondo, la noia non è minimamente contemplata!

Quando apre gli occhi, vede qualcosa che non ha mai visto prima. Se gira la testa, si rende conto di avere il controllo sul movimento del suo corpo. E appena emette un suono, capisce di avere una voce. Quando riesce a stendere una mano, si accorge del senso del tatto, e scopre l’esistenza di materiali e stoffe.

Insomma, è impossibile che un neonato si annoi nei suoi primi mesi di vita!

Cosa fare per intrattenere un neonato

Allora perché piange?

Nei primi mesi di vita, una cosa che fa il neonato è sicuramente piangere. E quanto piange! Noi adulti percepiamo il pianto come un episodio negativo da fermare immediatamente. Questo perché il pianto, in realtà, fa scaturire in noi diverse sensazioni come ansia, insicurezza, paura, e senso di incapacità.

Nel tentativo di farlo smettere, pensiamo che la soluzione sia intrattenerlo.

E allora ecco che ci armiamo di fantasia. Partiamo con canzoncine, passeggiate su e giù per il corridoio, pacchette sul popò. Fino ad arrivare a quegli aggressivi movimenti con il sonaglio, a pochi centimetri dalla faccia di nostro figlio.

Ma stiamo sbagliando approccio, perché quel pianto è comunicazione! È l’unico mezzo di comunicazione che il nostro bambino ha a sua disposizione. Tramite il pianto, infatti, il bebè vuole farci sapere che ha fame, è stanco, ha freddo, ha bisogno di silenzio, la luce è accecante, e tante altre cose che (forse) non comprenderemo al primo tentativo.

Il nostro compito è imparare a riconoscere quel pianto e rispondere di conseguenza.

Intrattenere un neonato che piange non è la soluzione

Come rispondere al pianto

Se il nostro obiettivo è fermare il pianto a tutti i costi, quello che succede è che entriamo nel panico. Si innesca in noi quel meccanismo dell’intrattenimento a tutti i costi. Ma sale la tensione e il pensiero che nulla stia funzionando.

Anziché intrattenere un neonato che piange, il nostro compito è fermarci a osservare il bambino e ascoltare.

Per fare calmare un neonato non lo devi intrattenere, la lo devi ascoltare

Magda Gerber (fondatrice del respectful parenting) va ben oltre. Lei ci insegna a instaurare una conversazione con il bambino. E porre, quindi, delle domande come: “Perché stai piangendo? Vuoi dormire? Hai bisogno di essere cambiato?”.

Sì, hai capito bene! Il suggerimento è quello di parlare con i neonati, anche se apparentemente non sono in grado né di capire né di rispondere.

Adottando questo approccio, però, otteniamo due risultati importantissimi:

  1. Il nostro tono calmo e rassicurante aiuta il neonato a calmarsi.
  2. Non entrando nel panico, abbiamo più probabilità di capire quale sia la causa effettiva del pianto.

Una volta che i bisogni di base del neonato sono soddisfatti, è importante comprendere che ci sono cose che non possiamo imporgli. Per esempio, non possiamo dirgli come gestire le sue emozioni o i fastidi che prova nel corpo. Queste sono tutte cose che ancora non è in grado di spiegare o comunicare. E anche se noi non saremo sempre in grado di fermare il pianto, va bene così!

Ecco quando intrattenere un neonato

I motivi per cui non dovresti intrattenere un neonato

Sviluppiamo l’autonomia!

Detto questo, ci sono circostanze specifiche in cui è possibile intrattenere il neonato, seguendo dei modi ben precisi.

Se il neonato è sveglio e tranquillo (e tutti i suoi bisogni fisici sono stati soddisfatti), possiamo trovare un luogo sicuro dove adagiarlo a pancia in su. Una volta lì, il mio suggerimento è quello di proporre oggetti di gioco adatti alla sua età. Possiamo quindi lasciarlo da solo per permettergli di sviluppare l’autonomia, ma tenendolo sempre sott’occhio e sotto la nostra vigile sorveglianza.

6 elementi essenziali del gioco autonomo

Creare uno spazio sicuro è uno degli elementi essenziali del gioco autonomo. E si può applicare già dai primi mesi di vita di tuo figlio.

Se vuoi conoscrere tutti gli elementi essenziali del gioco autonomo scarica la TUA GUIDA GRATUITA QUI. Troverai informazioni preziose su come giocare con un neonato, ma anche con i bambini più grandi.

Per approfondire l’argomento, ascolta l’episodio n. 54 del podcast su iTunes, Spotify e sul tuo player preferito.

Ciao! Sono Silvia,
palermitana trapiantata in America, imprenditrice, moglie e mamma di 3 bambini. Appassionata di podcast e crescita personale, ho trovato il respectful parenting, una filosofia che ha rivoluzionato la nostra famiglia, dando a me e mio marito la possibilità di vivere la maternità e la paternità in modo sereno e rispettoso.

Ho fondato il progetto Mamma Superhero per condividere con te risorse, strategie e strumenti indispensabili per creare in casa tua un’atmosfera che promuove la crescita fisica, mentale ed emotiva del tuo bambino.
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