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La salute mentale di una madre

Scritto Da Silvia

Cosa deve sapere una madre sulla salute mentale?

La mia intervista a Simona Meroni

Ci sono molti fraintendimenti quando una madre inizia a parlare di salute mentale. E se pensiamo a tutte le volte in cui “essere madri” è sinonimo di “sperimentare la gioia più grande del mondo”, sembra che la società non ci voglia venire incontro.

Ma se non riesco a sentirmi gioiosa e fortunata? Se oltre alla gioia, provo anche emozioni contrastanti di rabbia e delusione? Cosa dovrei fare quando la pressione aumenta, e non riesco a gestirla? Cosa succede alla mia salute mentale?

Queste sono state solo alcune delle domande che ho fatto a Simona Meroni nell’episodio n. 122 del mio podcast. Ascoltalo subito, o continua a leggere questo articolo per conoscere le sue risposte.

Chi è Simona?

I consigli della psicologa sulla salute mentale di una madre

Simona Meroni è una giovane psicologa psicoterapeuta, e parte attiva del team di psicologi MindCenter, fondato da Luca Mazzucchelli. Da anni Simona offre servizi di consulenza, sostegno psicologico, e percorsi di psicoterapia rivolti a giovani e adulti.

La mia curiosità riguardo all’argomento del benessere mentale, mi ha condotta a lei. E grazie alla nostra chiacchierata, sono venuti fuori tanti argomenti diversi, ben intrecciati tra loro. Tutti, però, hanno un unico scopo: dare il giusto valore alla salute mentale di noi mamme.


La salute mentale di una madre

Una madre ha bisogno di salute mentale, fisica ed emotiva

Un equilibrio di azioni, emozioni e reazioni

Penso che ci siano falsi miti, e veri e propri pregiudizi riguardo alla salute mentale. Ci aiuti a capire cosa vuol dire “salute mentale”? E come possiamo riconoscere lo stato della nostra?

Si sente tanto parlare di tutela della salute mentale. Ed è giusto specificare che si tratta di uno stato.

Questo significa che è qualcosa di variabile, e i cambiamenti possono provenire da diversi fattori. Tutto si basa sul rapporto tra il fisico, il mentale e il sociale. Uno stato generale di benessere, quindi, sarà in grado di influenzare il mondo intorno a noi.

Spesso parlo con mamme di bambini molto piccoli (sotto i sei anni). E loro, come me, si sentono sotto pressione. La donna di oggi ha tante cose da fare. E tra casa, figli e lavoro, il carico risulta molto pesante. Ci capita allora di essere nervose, scontrose, o insoddisfatte. E la radice sembra essere i figli.

Ma secondo me, molto di tutto questo dipende dalla salute mentale. Perché, se non vivi in una condizione di benessere interiore, allora sarai soggetto a tutte le situazioni esteriori.

Esattamente! Se il mio stato di salute mentale è affaticato, in qualche modo mi sono già pre-occupato. Ciò significa che la mia mente si troverà occupata da altre cose. E qualsiasi fatica, che una volta consideravo ordinaria e normale, adesso mi risulterà amplificata molto più di prima.

Se io mi trovo in questo stato, posso dire di essere una madre che non gode di buona salute mentale. O è un’esagerazione?

Non penso bisogni arrivare a un stato di allarmismo. Sicuramente esistono dei periodi in cui accusiamo una fatica maggiore rispetto al solito.
Quello che possiamo fare è rimanere svegli e chiederci: “da quanto va avanti questa situazione?”. Dopo avere accumulato tanto, hai uno spazio dove defaticarti?

La maternità porta con sé una serie di fatiche extra, e l’ambiente circostante non le agevola. È importante, quindi, dare a noi stesse del tempo per ambientarci all’interno di questo cambio di ruolo.

Pss! Lo sai che dedicarti del tempo, è un tuo diritto? Scopri tutti i diritti delle mamme in questo articolo!

Come prenderti cura della tua salute mentale quando diventi una madre

Quando sono diventata mamma, mi sentivo competente nel mio ambito lavorativo, ma non nei confronti dei miei figli. Ero come un pesce fuor d’acqua, perché il mondo mi diceva che dovevo sentirmi fortunata. E quindi non avevo nemmeno il coraggio di ammettere cosa stessi provando.

Io penso che essere genitore sia davvero un lavoro faticoso. E non dobbiamo mai sentirci nel torto ad ammetterlo.

Tutti possiamo avere dei pensieri “brutti”. Per esempio: stavo meglio prima, chi me l’ha fatto fare, ora come faccio. Forse è importante dirselo e riconoscere che esiste anche quella parte di noi. Abbiamo bisogno di sentirci liberi nel condividere questi pensieri di pesantezza, senza sentirci in colpa.

La nostra salute mentale è in qualche modo collegata all’infanzia che abbiamo avuto?

Quello che abbiamo imparato nel passato, tendiamo a portarlo con noi nel presente. E quando siamo piccoli, impariamo letteralmente ogni cosa dalle figure primarie della nostra vita.

È da loro che apprendiamo gli stili di relazione e attaccamento. E anche le nostre reazioni provengono da quegli insegnamenti: quale emozione mi è concesso provare? Cosa posso esprimere?

E cosa succede quando, da bambini, non ci viene concesso di provare un’emozione?

Bisogna fare una distinzione. Provare un’emozione non è mai sbagliato.

La “censura” o condanna di una determinata emozione, invece, genera confusione nel bambino.

I bambini piccoli si rivolgono ai genitori per dare un senso al loro mondo. Con il loro atteggiamento, stanno facendo delle domande e aspettano da noi delle risposte.

Quando concediamo a un bambino di esprimere un’emozione, gli stiamo dando una risposta positiva. Talvolta la nostra risposta può essere negativa. Oppure esiste anche una risposta “contenitiva”, perché chiaramente non tutto gli è lecito. E in questi casi, il messaggio che i genitori trasmettono è:

Anche se la tua emozione non è sbagliata, la tua reazione deve essere contenuta.

Gli step di una madre per una buona salute mentale

Se a un bambino non viene concesso di provare un’emozione, cresce pensando che questa parte di lui sia sbagliata. E impara a soffocarla. Da adulto, cosa succede?

In qualche modo da adulto farà fatica nel riconoscere quel sentimento. Non saprà da dove proviene, a chi appartiene.
A volte noi adulti rimaniamo confusi tra rabbia e paura. Quando invece saper distinguere le due cose, ci può aiutare a comprendere meglio anche le nostre relazioni.

L’educazione emotiva ci aiuta a fare una differenza, e ci aiuta ad essere degli adulti meno affaticati. Capaci di andare nella direzione verso cui desideriamo andare.

C’è un esercizio che si può fare per distinguere o districare il groviglio di emozioni?

Una cosa molto semplice può essere chiedersi: cos’è che mi fa stare bene? In quale situazione mi sento veramente bene? E creare così una mappa di tutti quei luoghi in cui mi sento bene.

Questo ci permette di addestrarci e riconoscere un’emozione, nel momento in cui questa arriva. Possiamo fare un dialogo con noi stessi, o anche condividerlo con la persona che ci sta causando quell’emozione di rabbia o paura.

Mi è capitato di chiedermi: perché, quando i miei figli litigano, provo rabbia? Cos’è che mi rende agitata? Col tempo ho capito che, quando non riesco a prendere la guida, mi sento debole e inadeguata, e non riesco ad essere la madre che vorrei essere.

Adesso, durante un litigio, avendo riconosciuto l’emozione di inadeguatezza, riesco almeno a stare in pace con me stessa.

È giusto comprendere quali emozioni sono mie e quali appartengono agli altri. A quel punto può essere di aiuto anche solo dire a noi stesse: “sono una mamma sufficientemente buona”.

Okay, posso migliorare, ma sto andando bene anche così. Perché so che sto facendo tutto ciò che mi è possibile.


3 step per la salute mentale di una madre

Ecco cosa puoi fare!

Quando ci accorgiamo dello stato della nostra salute mentale, ci sono dei passi che possiamo fare?

Sicuramente il primo passo è essere consapevoli di ciò che mi succede dentro.

Successivamente, il secondo passo sarà quello di separare me stesso dall’altra persona con cui sto interagendo. E cioè: questa reazione è causata dai miei ricordi ed esperienze passate, e non da ciò che tu stai facendo in questo momento.

Il terzo step è non avere paura di cambiare o avere nuovi stili relazionali. Puoi dare a te stessa la possibilità di sbagliare e migliorare, poco a poco. Sarai tu a comprende cos’è meglio per te. E sei tu a decidere di rafforzare il tuo modo di reagire e interagire con la vita intorno.

Vuoi saperne di più sulla salute mentale di una madre?

Connettiti con Simona e i suoi colleghi del “MindCenter”

Simona Meroni fa parte del team di “MindCenter”, uno studio, fondato da Luca Mazzucchelli, che raccoglie numerosi specialisti del settore. Ognuno di loro è fondamentale per garantire la diversificazione della presa in carico dei pazienti, e per migliorare così il trattamento di una specifica condizione di disagio.

Nello specifico, Simona lavora come psicologa e psicoterapeuta con adolescenti, adulti e giovani adulti.

Ciao! Sono Silvia,
palermitana trapiantata in America, imprenditrice, moglie e mamma di 3 bambini. Appassionata di podcast e crescita personale, ho trovato il respectful parenting, una filosofia che ha rivoluzionato la nostra famiglia, dando a me e mio marito la possibilità di vivere la maternità e la paternità in modo sereno e rispettoso.

Ho fondato il progetto Mamma Superhero per condividere con te risorse, strategie e strumenti indispensabili per creare in casa tua un’atmosfera che promuove la crescita fisica, mentale ed emotiva del tuo bambino.
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