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Sono un genitore che urla

Scritto Da Silvia

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Forse pochi hanno il coraggio di ammettere “Sono un genitore che urla”

Vedersi è il primo passo per il cambiamento. Se sei un genitore che urla, non sei solo. È un tema a me caro e che ho già trattato in questo articolo Perché smettere di urlare ai bambini e alternative pratiche. Ma continuando a riflettere sul tema, ho identificato 4 tipologie di genitori in base all’uso che fanno delle urla. In questo articolo, spiego la mia classificazione e come passare da una categoria all’altra, quando ti rendi conto che questa abitudine va decisamente cambiata. Ascolta l’episodio del podcast corrispondente, qui sotto o sulla tua piattaforma di podcast preferita.

Confessione personale: sono un genitore che urla

Inutile girarci intorno, sono una mamma che urla. Mi viene naturale, spontaneo e per qualche anno non mi ero neanche posta il problema. Forse non me lo sarei mai posto se mio marito fosse stato anche lui un urlatore. Per mia fortuna non lo è e abbiamo dovuto confrontarci con due modi diversi di gestire situazioni che ci facevano perdere la pazienza. Inoltre, la mia passione per i libri e i podcast per genitori mi ha anche avvicinata a un mondo nuovo: il respectful parenting. E da lì è iniziata la mia evoluzione da mamma urlatrice a mamma… meno urlatrice.

Ho deciso di avviare il cambiamento

Mi sono quindi fatta un esame di coscienza, ho preso atto della mia tendenza ad alzare la voce e ho immaginato come sarebbe la mia vita senza questa cattiva abitudine. Ho tracciato nella mia mente i profili dei genitori che urlano. Cioè ho delineato 4 categorie di genitori, 4 gruppi di mamme e papà. Questo sistema mi è servito per capire meglio il percorso che volevo intraprendere. Ti porto con me in questo viaggio e ti mostro i 4 tipi di genitori, in base all’uso che fanno delle urla.

Categorie di genitori in base alle urla

Tipo A: è il genitore che urla e non si è mai posto il problema. Non si sente in colpa, non pensa sia dannoso per i bambini. Ritiene invece che gridare sia l’unico modo per farsi ascoltare e che sia un buon modo per attirare l’attenzione del bambino.

Tipo B: è il genitore che urla, forse per abitudine o forse per mancanza di autocontrollo. Ma facendolo, si sente uno schifo. Si sente in colpa. E sa bene che sta ferendo il figlio. Eppure non riesce a smettere.

Tipo C: è il genitore che sa di non dover urlare, ma che si ritrova a farlo più spesso di quanto vorrebbe. Di solito, accade quando è stanco, stressato, o emotivamente sovraccaricato. Cerca continuamente di migliorarsi, ma gli sembra che il suo progresso sia lento e faticoso.

Tipo D: è il genitore che, per carattere, non urla e non si arrabbia mai. (Attenzione, non è comunque un genitore perfetto).

genitore che urla al bambino

È possibile passare da una categoria all’altra?

Assolutamente sì! E per aiutarti a farlo, voglio guidarti passo passo.

Se ti rivedi nel genitore di tipo A, non sei solo. È da qui che io ho iniziato il mio percorso verso una genitorialità consapevole. Gridare mi veniva naturale, alzare la voce era nel mio DNA. Non mi ero mai posta il problema, lo avevo visto fare a tanti genitori. Pensavo fosse la normalità. Poi, alla ricerca di strategie per alleviare la fatica di essere madre, mi sono imbattuta in studi, ricerche, libri, podcast, che descrivevano i danni dell’educazione tradizionale.

Sono caduta dalle nuvole! Ho dovuto ammettere “Sono un genitore che urla” e ogni volta che urlavo, mi ricordavo dei danni che avevo letto da qualche parte. Ancora non ero convinta al 100%, ma non potevo fare a meno di ricordarmi quelle parole: gridare ai bambini fa peggiorare il loro comportamento, modifica la struttura cerebrale, può causare depressione e altri disturbi, intacca la loro autostima e lede il sano attaccamento. Eppure, non riuscivo a fare diversamente. Con il passare di qualche tempo, mi sono accorta che ero passata al genitore di tipo B, ossia ero consapevole del fatto che il mio comportamento stava ferendo i miei figli, ma l’abitudine era troppo forte.

Come urlare di meno ai figli

Come si passa allora dal genitore di tipo B, al genitore di tipo C? Per intenderci, il genitore di tipo C è quello che ha deciso di cambiare, che si sta impegnando con tutte le sue forze per urlare di meno. Questo passaggio non è automatico, non è una presa di consapevolezza, come nel caso del passaggio da A a B. Avviene soltanto con un attitudine proattiva. Bisogna avere un piano d’azione. Senza un piano d’azione, il fallimento è assicurato, perché le stesse cause scatenanti provocheranno in noi le stesse reazioni.

Come si fa a urlare di meno?

Prima di tutto devi ammettere di avere poco autocontrollo. Se io avessi autocontrollo, sarei in grado di controllare le mie reazioni. Invece mi ritrovo a scoppiare come un vulcano in eruzione. Mi devo allora chiedere: come si sviluppa l’autocontrollo? Una volta che ammetto di dover lavorare sul fronte dell’autocontrollo, devo capire quali sono le situazioni che mi portano a urlare con più frequenza, cioè quali sono le cause scatenanti. Poi devo conoscere nuove strategie per farmi ascoltare e invogliare la collaborazione del bambino.

Una volta che ho dato risposta a tutte queste domande, è probabile che io sia in grado di ridurre almeno in parte la frequenza e la durata delle situazioni in cui perdo le staffe, in cui la rabbia cieca prende il sopravvento e impedisce al mio cervello maturo di agire in maniera pacata e responsabile. Dico “almeno in parte” perché in situazioni di stanchezza estrema o forte stress, è probabile che l’urlo sia la mia prima reazione.

mamma che urla alla figlia

La perfezione è comunque un ideale

Siamo umani e ci saranno comunque occasioni in cui per un motivo o per un altro perdiamo malamente la pazienza: abbiamo dormito poco, abbiamo un forte mal di testa, sono piena di lavoro. Insomma, ogni volta che non sono in salute al 100% c’è il rischio di tornare su questa vecchia, cattiva abitudine. L’importante secondo me è che abbiamo le antenne accese e riusciamo a frenarci in tempo e soprattutto a riparare il danno fatto.

Non urlare non è sinonimo del genitore perfetto

Voglio brevemente anche parlare del genitore di tipo D, cioè quello che non urla mai. Per un genitore urlatore potrebbe essere un sogno, quello di arrivare a non perdere mai la calma con i figli. Però questo non significa che siamo davanti a un genitore perfetto. Un genitore che non sgrida mai il proprio figlio potrebbe ferirlo in altro modo: potrebbe ignorarlo quando ha bisogno di attenzioni, potrebbe essere troppo permissivo e farsi mettere i piedi in testa. Quindi sì, non gridare va bene, ma bisogna guardare alla relazione a 360° e non soltanto a un aspetto specifico.

Tu dove ti trovi in questo percorso?

Qualunque sia la tua postazione, sappi che non è fissa. Hai libertà di movimento. Puoi progredire e regredire e come ogni percorso di crescita, il miglioramento non è mai lineare. Potresti accorgerti che stai facendo dei passi avanti e poi succede qualcosa e torni un po’ indietro. L’importante è non mollare e fare ogni giorno un pizzico meglio. Anche io mi scoraggio a volte, mi giudico per le mie azioni e reazioni. Però il giudizio e il senso di colpa sono nemici dell’evoluzione, perché ti convincono che non vale la pena tentare, che alla fine resterai sempre la stessa. Non è vero. Guardati indietro e guarda tutto il progresso fatto. Se ti metti a lavoro ogni giorno, fra un anno sarai in un posto completamente diverso.

E magari potrai dire: Sono un genitore che urla molto meno!

Ciao! Sono Silvia,
palermitana trapiantata in America, imprenditrice, moglie e mamma di 3 bambini. Appassionata di podcast e crescita personale, ho trovato il respectful parenting, una filosofia che ha rivoluzionato la nostra famiglia, dando a me e mio marito la possibilità di vivere la maternità e la paternità in modo sereno e rispettoso.

Ho fondato il progetto Mamma Superhero per condividere con te risorse, strategie e strumenti indispensabili per creare in casa tua un’atmosfera che promuove la crescita fisica, mentale ed emotiva del tuo bambino.
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